Il bacio di Giuda: Duomo di Milano, vetrata del XV secPubblichiamo una sintesi delle quattro catechesi, tenute in Duomo nelle Domeniche di Quaresima, dedicate alla presentazione della liturgia della Settimana santa.

Nei più antichi documenti della liturgia ambrosiana la Settimana che precede la Pasqua è chiamata Settimana autentica. L’interpretazione che di questo termine viene data oscilla fra i seguenti significati: «settimana eminente» fra tutte le settimane dell’anno liturgico, «settimana tipica o normativa» sulla quale è stata modellata ogni altra settimana dell’anno liturgico, «settimana dell’offerta sacrificale» che il Signore ha fatto di se stesso nella Pasqua.

Cuore e vertice della Settimana santa e dell’intero anno liturgico è il sacro Triduo pasquale, che si apre con la Messa «in Cena Domini».
La liturgia ambrosiana include questa particolare celebrazione eucaristica all’interno dei Vespri e già nell’inno iniziale ricorda il tradimento di Giuda e il clima sinistro di quella notte in cui il Salvatore fu consegnato in mano ai peccatori.
Sono temi questi che ricorrono insistentemente anche nel successivo responsorio, nell’orazione iniziale della Messa, nei canti fra le letture e nell’antifona dopo il vangelo. In effetti la Messa «in Cena Domini» ambrosiana si caratterizza più come primo atto commemorativo della Passione del Signore che non come ricordo “autonomo” dell’istituzione dell’Eucaristia .

Ne è coerente riprova il fatto che, come brano evangelico, venga proclamata la prima sezione della Passione secondo Matteo, dall’ultima Cena fino al rinnegamento di Pietro. Anche le altre letture si inseriscono in questa logica: in particolare la lettura antologica del libro del profeta Giona propone la singolare vicenda di un uomo rimasto tre giorni e tre notti nel ventre di un pesce prima di essere restituito alla luce, vicenda che lo stesso Signore Gesù nel vangelo indicò come «segno» profetico del mistero della propria morte e risurrezione (cfr. Mt. 12,40).

Se la celebrazione vespertina del Giovedì santo commemora il primo atto della Passione del Signore, quella vespertina del Venerdì ne è la naturale continuazione nonché il compimento, e trova il suo vertice nell’annuncio della morte di Cristo in croce. Al rito del lucernario, segue la liturgia della Parola, che prevede la proclamazione di due pericopi tratte dal libro del profeta Isaia, nelle quali viene presentata alla riflessione della Chiesa la figura misteriosa del « Servo di Dio schiacciato per le nostre iniquità», quale prefigurazione profetica della Passione di Cristo (capp. 49, 50 e 53 passim).
La lettura della Passione secondo Matteo riprende dal punto in cui era stata interrotta il giorno prima e prosegue fino al momento della sepoltura del Signore.
Tuttavia quando il brano evangelico giunge all’istante in cui Gesù spirò in croce, la proclamazione si sospende: in segno di lutto tutti i lumi della chiesa vengono spenti, viene tolto ogni addobbo dall’altare e tutti sostano qualche istante in adorante silenzio.
Anche le campane suonano a morto, e da quel momento fino all’annuncio della risurrezione nella Veglia pasquale resteranno “legate”.
Segue l’adorazione della Croce al canto suggestivo dell’antifona «Ecce lignum crucis» e, a conclusione della celebrazione, la grande preghiera universale, nella quale la preghiera della Chiesa raccolta ai piedi della Croce sembra quasi allargarsi fino ad abbracciare il mondo intero.

Va ricordato inoltre che il Venerdì santo ambrosiano (come del resto ogni altro venerdì di Quaresima) è rigorosamente aliturgico, cioè privo della comunione eucaristica.

Anche il Sabato santo è giorno aliturgico: è infatti interamente riservato al silenzio davanti al sepolcro di Cristo e all’attesa orante della risurrezione del Signore .

Dopo il tramonto si celebra la Veglia pasquale, tra tutte le veglie liturgiche la più santa e la più solenne. Essa inizia con la benedizione del fuoco, al quale viene poi acceso il cero pasquale, alla cui luce si svolge la processione di ingresso all’altare. Segue il canto solenne del Preconio pasquale, un antico testo poetico, tipico della tradizione ambrosiana, che ci offre, per così dire, la chiave di lettura dell’intera Veglia.

Il mistero pasquale di Cristo vi è presentato sinteticamente a partire dalla rilettura di tutta la storia della salvezza. Interessante è l’interpretazione che il Preconio ci offre del simbolismo del cero pasquale e che permette di comprendere la struttura stessa della Veglia ambrosiana: esso raffigura infatti la «colonna di fuoco» che, come guidò l’antico Israele verso la liberazione, così guida «i redenti alle acque che danno salvezza», con esplicito richiamo alla rinascita battesimale; oppure – continua il Preconio – esso richiama la stella dei Magi che, come guidò i primi pagani alla fede nel vero Dio, così, in questa notte, guida i credenti all’incontro con Cristo risorto.

Nell’attesa di incontrare Cristo risorto la Chiesa, nella prima parte della Veglia, vive la sua fase di preparazione attraverso la lunga catechesi biblica tratta dai due Testamenti.

Alla catechesi dell’Antico Testamento segue l’annuncio della risurrezione : il sacerdote canta per tre volte e in tono sempre più alto, dai tre lati dell’altare, le parole «Christus Dominus resurrexit!», a cui i fedeli rispondono «Deo gratias!». Subito l’organo suona e vengono “sciolte” le campane della chiesa; quindi la liturgia continua con la catechesi neotestamentaria.

L’incontro con Cristo risorto si compie poi e si perfeziona nella parte più propriamente sacramentale della Veglia: prima il Battesimo e poi la partecipazione all’Eucaristia.

La struttura e la dinamica interna del Triduo pasquale ambrosiano permettono alcune considerazioni di un certo interesse circa la determinazione cronologica dei tre giorni più importanti, dell’anno liturgico.
Concludendo e nello stesso tempo riprendendo una terminologia tradizionale di ascendenza agostiniana, potremmo dunque dire che il Triduo pasquale ambrosiano mette in evidenza chiaramente e con perfetta coerenza liturgica tale successione di tempi: dalla celebrazione vespertina del Giovedì santo fino a quella del Venerdì santo inclusa decorre il primo giorno del Triduo, quello del «Christus patiens»; dal Venerdì santo sera fino all’inizio della Veglia pasquale esclusa decorre il secondo giorno, quello del «Christus dormiens»; infine dalla Veglia pasquale ai secondi Vespri della Domenica di Pasqua decorre il terzo giorno, quello del «Christus resurgens».
Mons. Marco Navoni